Frammento
L’anatra rubata
Ero piccolo, mia mamma, come sempre, povera, lavorava al ristorante tutti i sabati e le domeniche.
Meno male che mio padre è sempre, sempre stato esemplare con me piccolo e con tutti i bambini.
Credo fosse appunto di domenica e mio padre aveva preso me e il mio coscritto Fabio per farci passare una bella domenica. Ricordo che ci portò a Viverone e dopo aver gironzolato un po’ fermò la macchina in riva al lago, lungo la strada, dopo aver visto delle anatre. Mio padre, da buon cacciatore, quando vedeva, e ancora oggi quando vede, della selvaggina non ragiona più. Fece accovacciare me Fabio, fermi, immobili, sulla riva e lui, presa una mela e il suo coltello iniziò a fare avvicinare l’anatra femmina lanciandole golose esche sempre più vicine. Eravamo tranquilli e rilassati e mio papà, senza fretta, appena la bestiola fu alla sua portata la prese con uno scatto velocissimo, facendo balzare in piedi me e il mio amico che non ci aspettavamo nulla.
A quel punto il genio ci disse: “Dai presto, scappiamo!”
Di colpo mi sentii complice attivo di qualcosa di illegale… ero eccitato e, credo, anche Fabio.
Saliti in macchina il matto di mio papà partì facendo slittare le ruote alla OPEL REKORD familiare che era stata di mio nonno dicendoci: “Dobbiamo andare, su quella macchina ci sono le guardie!”. Io e Fabio ci girammo e dietro di noi una RENAULT 4 rossa perdeva mano a mano strada. Era indubbiamente un ignaro autista ma per noi, aggrappati allo schienale a guardare attraverso il lunotto posteriore, era una guardia sconfitta dall’abilità di mio papà. Ero orgoglioso.
Per qualche tempo continuai a credere che le guardie avessero la RENAULT 4.
L’anatra femmina credo visse per un po’ a casa mia.